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Il tavolo console

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Nato come mobile d’appoggio, il tavolo “console” è ancora di grande attualità, soprattutto nelle versioni di ultima generazione che hanno smarrito il credo quasi esclusivamente ornamentale per acquisire, seppure nel rispetto della struttura preesistente, una connotazione più pratica e funzionale. La sua rielaborazione nel tempo ha dato così vita a un tavolo decisamente più vicino, per estetica e fruibilità, alle tendenze contemporanee, che del recente passato ha mantenuto unicamente gli ingombri minimi (chiuso, può arrivare a una profondità di soli 30 cm) e la linearità delle forme. Letteralmente corrispondente all’italiano mensola, il termine console viene oggi utilizzato per estensione, seppure impropriamente, con riferimento sia a tavoli di servizio, magari apribili a libro, sia a veri e propri tavoli da pranzo allungabili mediante prolunghe. Nei modelli tecnologicamente più avanzati, è sufficente una semplice rotazione della struttura di base per ottenere, senza sforzo alcuno, la conseguente apertura del piano; dalla meccanica meno progredita, i tavolinetti con top a ribalta: fissati a parete tramite squadrette pieghevoli a compasso, quando non in uso si possono agevolmente richiudere contro il muro. Rettangolari, ovali o semicircolari, per loro stressa conformazione (il lato d’appoggio è dritto e privo di decorazione) i tavoli-console sono pensati per vivere: accostati alla parete, diventando utili piani d’appoggio supplementari e aiutano ad arredare lo spazio di passaggio; addossati allo schienale di un divano a centro stanza, sottolineano la diversità tra le due parti del locale; sistemati sotto la finestra, diventano utili piani lavoro ben illuminati di luce naturale.

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